Il Si e il No [terza parte]

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Perchè diciamo no? Spieghiamo la ragione di un no? Come possiamo insegnare ad accettare il no?

Di fronte a un no i bambini tendono ad arrabbiarsi o intristirsi: perchè?

La funzione principale del “no” è la difesa: prevenire un disagio, un problema, un evento che può ledere. Porre un limite nell’educazione significa “non puoi fare, non puoi avere”.

L’abilità di “dire no” nell’educazione segue un percorso:

– definire ciò che il bambino non può fare, avere, essere (definire il limite);

– comunicare in modo chiaro il limite;family

– spiegarne la ragione;

– chiedere di accettare il “no”;

– verificare che il bambino abbia compreso il motivo del divieto e si comporti seguendo l’indicazione che gli è stata data;

– ringraziare per la collaborazione.

È necessario che l’educatore abbia chiaro quale sia il limite: che cosa il bambino può fare e che cosa non può fare.

Il fine dell’educatore è evitare al bambino azioni che feriscono il corpo, la persona, le relazioni, l’ambiente.

Il “no” va comunicato con l’intenzione che il bambino possa comprendere: “io desidero che tu mi comprenda”.

È poi importante spiegare le ragioni della scelta: per i bambini è di valore comprendere perchè non possono fare qualcosa, oppure non possono avere un oggetto. I bambini hanno bisogno di verità perchè è l’unica capace di acquietare la tensione tra desiderio e limite.

Si può dire la verità in modo generico, breve, neutro: “oggi non sto bene e non posso aiutarti, ma cercherò una soluzione, presto mi sentirò meglio e domani ti aiuterò”.

La tappa successiva ci indica di chiedere al bambino di tentare di accettare.: “lo so che per te non avere il gelato in questo momento è difficile e ti fa soffrire. Io ti comprendo, però il negozio è chiuso e non possiamo comprarlo e ti chiedo di provare ad accettare questa situazione”. “Tenta di accettare che il giocattolo è di tuo fratello e in questo momento lo vuole usare lui”.

Per sviluppare questa abilità, l’educatore può tentare di accettare di più il bambino, le sue esigenze, il suo carattere, il suo comportamento, le sue richieste così che, una tappa dopo l’altra, il bambino conquista un comportamento adeguato di fronte al limite.

È molto importante da parte dell’adulto apprezzare la collaborazione del bambino ed esprimere la gratitudine: “grazie per aver compreso e accettato la mia indicazione”; “grazie per aver compreso e accettato che il negozio era chiuso/che il giocattolo lo stava usando tuo fratello”.

Il no che ferisce. Il primo errore che può essere commesso dall’adulto è un no detto con eccessiva forza, con rabbia o con giudizi negativi. I no troppo intensi fanno male. Spesso sono no giusti, ma vengono espressi in maniera inadeguata: il no dovrebbe fermare ma non causare dolore. Il bambino che subisce la negazione in questa forma inizia a temere l’educatore, a chiudersi in sè oppure diventa ribelle e aggredisce.

Il no debole. Il no troppo debole non viene rispettato. L’educatore non vuole ferire, ma attuando un’azione educativa troppo debole, provoca un contesto che non funziona: il bambino non rispetta il limite, lo trasgredisce, non si impegna oppure si mostra disinteressato.

Per esempio: una bambina vuole giocare a fare la cuoca, entra in cucina e comincia a lavorare. La madre pone un blando limite dicendo: “sarebbe meglio non sporcare”, però non verifica l’andamento delle operazioni. Dopo mezz’ora scopre un piccolo disastro: cibi sparsi ovunque. D’istinto la madre reagisce con rabbia. Il limite iniziale era troppo debole, ora il rimprovero è troppo forte: la bambina si spaventa, piange, chiede scusa, vive un senso di colpa.

Il no equivoco. Le parole dicono no, il comportamento dice sì. Il padre chiede al figlio di non tirare la coda al gatto, ma gli permette di proseguire con tale attività . La madre dice alle figlie di non litigare, ma lascia che continuino a contendersi il giocattolo. Le parole indicano la direzione corretta, ma le azioni dell’adulto non la accompagnano.

Il messaggio equivoco provoca un serio danno alla relazione educativa perchè sottrae alle parole il potere operativo e sottrae efficacia ai futuri interventi dell’educatore.

Il no e la costrizione. La costrizione ferisce il bambino nella sua intimità e di conseguenza si ritirerà , si chiuderà , fingerà , trasgredirà o si ribellerà . Più l’adulto costringe, più il bambino rifiuta.

Se desideriamo contenere dell’acqua nelle mani, non possiamo chiuderle a pugno perchè più stringiamo e più il liquido scivola via.

Il no pulito. L’educatore dovrebbe avere l’abilità di comunicare un no giusto, semplice e pulito. Per esempio il padre può dire: “ti chiedo di non gettare il cibo per terra”; l’insegnante può rivolgersi alla classe: “vi chiedo di non parlare mentre io spiego la lezione, vi chiedo di ascoltare in silenzio e di tentare di comprendere”. L’indicazione è chiara e può essere subito messa in pratica. Esprimersi in modo chiaro facilita la comprensione e non lascia residui sottintesi. Numerose difficoltà ad accettare e rispettare i limiti nascono proprio da errate interpretazioni del messaggio.

La purezza nelle relazioni si conquista con la chiarezza delle proprie intenzioni e con una costante cura nella comunicazione.

Queste indicazioni, se seguite con continuità possono essere molto efficaci per costruire sane relazioni educative.

Dott.ssa Pierangela Pagnoscin
ppagnoscin@yahoo.it
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