Il Si e il No [seconda parte]

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DIRE DI SI – Se ciascuno di noi si chiedesse: so dire di sì?”, è probabile che la risposta sia affermativa. Ma nella realtà di ogni giorno questa abilità non viene applicata nella sua piena potenzialità.

Dire di sì è un momento piacevole della relazione. Significa: permettere, concedere, approvare, sostenere.

L’abilità di dire di sì nell’educazione è fatta di questi ingredienti:

– la certezza del permesso che si concede,

– la disponibilità a sostenere l’esperienza fino alla sua conclusione,

– l’accettazione dell’evento e delle sue conseguenze,

– dare comprensione e collaborazione per la durata dell’esperienza,

– concludere in modo costruttivo.

Dire di sì significa comunicare: “Io sono con te”. Quando la mamma permette alla figlia che la aiuti a fare i biscotti, la mamma è disponibile a offrire il suo aiuto senza lamentarsi, accetta le diverse situazioni che si presentano durante l’attività, apprezza le abilità della bambina e la sostiene fino alla fine dell’avventura.

Se l’educatore dubita del permesso che sta concedendo, commette un errore fin dall’inizio.

Il sì va mantenuto fino alla fine dell’attività.

Un altro elemento è l’accettazione, che significa essere disponibili a interagire con le situazioni che si presentano, senza rifiutarle, senza negarle.

Nel bambino, al quale viene dato un permesso con queste caratteristiche, nasce un senso di gratitudine. Riconosce di aver ricevuto ed è grato.

Il vissuto del ricevere è importante perchè, come un cibo sano nutre il corpo, così il ricevere nutre la personalità: il bambino sviluppa la capacità di accettare e sostenere la frustrazione senza soffrirla in modo eccessivo.

I SÌ RICEVUTI PERMETTONO DI REGGERE I NO.

La gratitudine che nasce dall’aver ricevuto accende la generosità.

Il bambino avverte l’impulso naturale a dire di sì ai genitori, agli amici, agli insegnati, alla vita!

Nella gioia di aver ricevuto prende forma il piacere di dare.

Di contro, l’assenza di un pieno vissuto interiore di ricevere si riflette nel rifiuto: il bambino non vuole fare, non vuole seguire le indicazioni, non vuole collaborare.

L’opposizione stimola il conflitto e l’unica soluzione è la sopraffazione: l’adulto vince e il bambino subisce oppure il ragazzo diventa ribelle.

Il modo in cui diciamo di sì è un’azione educativa.

COME FUNZIONA QUESTA ABILITÀ?

La certezza del permesso. La certezza nasce dalla conoscenza che l’esperienza che il bambino si appresta a vivere è giusta.

Spesso si concedono permessi con motivazioni diverse: evitare problemi, non doversi impegnare nella spiegazione di un divieto, avere tempo libero, sottrarsi alle lamentele del bambino.

Qualcuno può scoprire di non sapere perchè permette, ma lo fa e basta.

La disponibilità a sostenere l’esperienza. Quando un educatore concede un permesso ne è responsabile.

Se l’evento è piacevole per tutte le persone che sono coinvolte, non si presentano particolari problemi. Ma quando insorgono problematiche, come le gestiamo?

Il bambino insiste per andare in bicicletta, cade e si fa male ad un ginocchio. A questo punto l’azione corretta è sostenere il bambino e non incolparlo per la sua insistenza.

L’abilità di concedere un permesso richiede la capacità di sostenere l’esperienza dall’inizio fino alla fine.

Accettare l’evento e le sue conseguenze. Accettare significa dire di sì con il nostro sentire: essere disponibili ad interagire.

Talvolta gli adulti concedono un permesso, poi però non vogliono, si lamentano, dimostrano che sarebbe opportuno rinunciare, fanno resistenza. La loro posizione interiore è quella di non volere.

Invece, dopo aver dato un permesso, è corretto accettare l’evento, le sue implicazioni e ogni eventuale conseguenza. Permettere è come aprire una porta: qualcosa entra nella nostra vita.

Se i genitori “dicono sì” alla richiesta del figlio di avere un gatto, poi è giusto dare una gioiosa accoglienza al nuovo arrivato.

Dare comprensione e collaborazione. L’arte di “dire di s씝 prosegue con la capacità di condividere i diversi momenti della giornata e mantenere una relazione positiva: noi stiamo bene insieme.

Stare bene insieme è un’autentica abilità di relazione.

La relazione tra due o pi๠persone può mantenersi sempre positiva sia quando si condividono esperienze facili e piacevoli, sia in occasione di eventi impegnativi o dolorosi.

Che cosa significa essere in relazione in modo positivo? Significa mantenere il reciproco rispetto, la comprensione e la collaborazione in ogni momento: esprimersi senza ferire l’altro e senza essere feriti.

Concludere in modo costruttivo. L’abilità di stare bene insieme include anche dare una conclusione positiva dal punto divista umano.

Dopo aver ricevuto il permesso, il bambino inizia a vivere la sua esperienza che può portare a qualcosa di gioioso ma anche a risultati negativi (il bimbo cade e si fa male).

In ogni caso è corretto che l’educatore sostenga il bambino e lo aiuti a concludere l’evento con una parola positiva. Se il figlio ha rotto la bicicletta nuova, il padre può dare la sua disponibilità ad accompagnarlo dal meccanico.

Un bambino triste e arrabbiato perchà© non riesce a fare bene con lo skateboard come il fratello, può essere sostenuto con la spiegazione che ogni nuova abilità è piccola all’inizio e poi facendo esercizio potrà migliorare..

Il sì completo. Una qualità che il sì dovrebbe sempre avere è la completezza.

Molte volte i permessi sono “sporcati” dal dubbio, dalla critica, da giudizi: il genitore permette al bambino di uscire a giocare ma si lamenta perchà© non ha studiato abbastanza; il genitore permette l’uso di un attrezzo ma ricorda al bambino una disattenzione accaduta in passato.

Queste esperienze con il “si, ma” dicono che l’adulto trasmette la sensazione che “sarebbe meglio di no”.

Il sì, per funzionare, necessita di essere un sì pieno, un sì completo.

[Continua]

Pierangela Pagnoscin
ppagnoscin@yahoo.it
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