Il Si e il No [prima parte]

0
105

DIRE DI SI significa puoi essere, puoi fare, puoi avere
DIRE DI NO significa non puoi essere, non puoi fare, non puoi avere

Il SI e il NO sono due parole brevissime ma con grandi implicazioni: separano e distinguono l’universo tra ciò che è permesso e ciò che è proibito, tra quello che il bambino può essere, fare e avere da quello che non può.

Il SI permette di procedere nella direzione desiderata, il NO indica un limite di fronte al quale è necessario fermarsi e rinunciare.

Spesso noi adulti comunichiamo permessi e divieti in maniera superficiale, senza assumere una posizione consapevole e matura, a volte addirittura senza sapere la ragione della nostra decisione.

COME e PERCHÈ diciamo SI o NO occupano un ruolo determinante nell’educazione.

I genitori permettono la sperimentazione di certe cose ma nel momento in cui un oggetto o un’esperienza possono rappresentare un pericolo per il bambino, dicono NO. Il bambino/ragazzo incontra così i suoi limiti: qualcosa che non può.

Nel tempo l’insieme di “tutto quello che può” e l’insieme di “tutto quello che non può” creano la percezione di due spazi distinti, due territori.

Compito di noi educatori è aiutare a disegnare una mappa corretta: sapere con certezza che cosa è giusto e che cosa è sbagliato, così che il bambino/ragazzo possa maturare interiormente l’abilità  di scegliere di agire correttamente e di rinunciare a compiere atti insani.

Come possiamo accompagnare i nostri figli giorno dopo giorno affinchè maturino la volontà  di agire in modo corretto e scelgano di non usare modalità  inappropriate?

Dobbiamo occuparci del “confine” tra le due aree del permesso e del proibito.

A questo punto però sorge una ulteriore domanda: perchè scegliere la cosa giusta? Perchè rinunciare a quella sbagliata?

LA COMPRENSIONE NON BASTA! Sapere che una cosa è sbagliata non è sufficiente per evitare di compierla.

Allora, di che cosa abbiamo bisogno per riuscire nei nostri fini educativi?

Abbiamo bisogno di possedere una scala di valori etici a cui fare riferimento per allineare le nostre scelte, le parole e le azioni.

Ecco alcuni ingredienti:

LA SCELTA DELL’EDUCATORE: quello che l’adulto decide di permettere o di proibire in relazione alla scala di valori

IL MODO IN CUI LA COMUNICA: la modalità  con cui esprime la scelta

Mentre il genitore parla e il bambino/ragazzo ascolta interviene un altro fattore: COME il genitore dice di sì o di no.

Il modo in cui l’educatore pone le proprie indicazioni è composto dalla sua INTENZIONE (che cosa vuole ottenere), dalla RAGIONE alla base della sua scelta (il perchè della decisione), dal TONO DELLA VOCE, dalle SPIEGAZIONI e dai SENTIMENTI.

Per esempio:

  • un no urlato con rabbia ha un impatto differente da un divieto serio ma amorevole.
  • concedere un permesso facendo sentire in colpa un ragazzo ha un effetto diverso da un sincero entusiasmo: “Certo, fai pure”.

Di solito non siamo abituati a tenere l’attenzione sul modo con cui poniamo un limite, nè sui vissuti umani ad esso collegati.

Non ci si accorge di quali intenzioni stanno alla base del nostro comportamento, non si scelgono in modo consapevole le ragioni, le parole e le motivazioni.

Per meglio comprendere, ecco un altro esempio: un genitore impedisce al figlio di uscire in giardino perchè non gradisce accompagnarlo, ma giustifica la scelta con una frase del tipo “Così non prendi il raffreddore, oggi fa troppo freddo”.

La vera motivazione (preferisco stare in casa) è diversa dalla spiegazione (prevenire una malattia).

Simili comunicazioni confondono il bambino/ragazzo, le sue relazioni e anche il processo di crescita.

In questo procedere anche il bambino/ragazzo inizierà  a dire che resta in stanza per studiare e invece passerà  il tempo a scambiare messaggi in internet.

Pierangela Pagnoscin
ppagnoscin@yahoo.it
Facebook: Studi Abilità  Umane Treviso https://www.facebook.com/Associazione-Studi-Abilita-Umane-Treviso-623028124427409/?fref=ts